produzioni
Sinesuide
imposizione verticale
 
di e con Paola Bianchi
video Adius
opere Ivan Fantini
produzione Adius, Agar
con la collaborazione di Blusuolo centro arti performative
 
“...che altro siamo se non potenziali carcasse. Quando entro in una macelleria, mi meraviglio sempre di non essere io appeso lì, al posto dell’animale...”
      Francis Bacon
 
AZIONE
stanza chiusa.
installazione di un corpo costretto in un luogo preso a prestito.
la stanza bianca.
asettica, pulita, piastrellata. piano di lavoro del macello.
modernità del macello
sottovuoto.
non è permesso spiraglio di buio, non è concessa aria esterna.
il colore della carne si staglia nel bianco senza intaccare il candore dell’intorno.
la carne non si disfa. compatta, accetta di stare nella struttura che la contiene, la pelle.
violenza subita. violenza creata per reazione.
rumore silente delle viscere.
modernità del macellato
 
VIDEO
passaggio di consegne.
lento precipitare nella memoria della pelle. corrosione interna. esposizione dell’esterno.
le interiora si chiudono in groviglio per separarsi nell’azione. la pelle stringe, trattiene, chiude.
e io tendo il collo alla luna per ritrovare la mia figura umana, lei dice. e lo racconta con l’orgoglio di chi l’ha imparato da una persona amata.
me l’ha insegnato lui, ma io uso il suo metodo al contrario. lo dice. lo ripete.
ripete l’azione ogni giorno. per allontanare il momento. forse solo per prolungare l’attesa tra il dopo e il prima. il momento in cui si deforma al di là dell’apparenza, quando la deformazione registra l’apparenza.
il trucco si disfa. si scioglie lungo le guance in due strisce nere, irregolari. solchi indelebili.
si potesse tornare indietro, eludere il momento, saltare l’ostacolo senza sfiorarlo. passare oltre. conoscerne perfettamente le misure. aprire gli occhi e restare attoniti per un po’: è stato un brutto sogno. non è mai successo.
ma la stanza è lì. bianca. pulita. pronta. il luogo dell’ultimo spasimo, del ricordo dimenticato. i piedi nudi si ritirano al contatto con la superficie liscia. il freddo corre lungo il corpo fino a sfiorare la pelle, i peli si sollevano. un brivido, una scossa leggera.
è stato allora che lui si è alzato di colpo. ha sentito il rombo del sangue nelle mie arterie, ha sentito l’odore dei muscoli sotto la mia pelle, ha visto pulsare la carotide sotto la pelle del mio collo. lei racconta. lascia correre le parole come fossero l’unica ancora di salvezza in quella luce bianca, la luce che le rende torbida la vista, come fosse affetta dalla miopia dei pipistrelli.
devo fermarmi spesso e far rientrare il petto nelle spalle. mi aiuta ad allentare un po’ la tensione alla schiena. lo pensa. lo fa.
sono qui a consumare i margini di questa scena.
la scena è mia, eppure ne consumo solo i margini.
a volte è come se il corpo mi si rivoltasse sotto. mi ritrovo a quattro zampe. non riesco a ruotare i fianchi. sono come paralizzata nella parte posteriore, come un vecchio cane, come un maiale.
ma quei fiori, fa male confessarlo, quei fiori io li ho mangiati.
ora mi vedo appesa, carcassa squartata in quel mattatoio reale che è lo stare in vita.
 
OPERE
 
TRITTICI
ogni trittico esalta una parte del quinto quarto (somma di proteine spesso ignorate,
condannate, rifiutate in nome dell’assurdo pregiudizio detto schifo) che comprende testa,
coda, piedini e tutte le interiora di un animale di razza suina. nei tre gesti che
impressionano la tela viene liberato il fare gastronomico che provoca un’irruzione estetica nell’immaginario rurale.
 
FORMALINA
l’antisettico acquisito per l’asettico stabilito. sottrazione, soluzione, deformazione
dell’apparenza per mezzo dell’occhio “un fuori non esiste”. anatomia animale, forma
estrema di fedeltà al reale confinata in uno spazio stretto.
 
grazie a blusuolo III per l’attenzione e la cura,
a Francis Bacon e Marie Darrieussecq per i pensieri e le opere

Multimedia:

Fotografia (123 kb)
Disegno (69 kb)