produzioni
Kytos  
in potere
odissea dell’immobilità # 3

di e con Paola Bianchi
creazione sonora Alessandro Bartolucci, Paola Bianchi
tecnico di scena Francesco Nistri
realizzazione scenografia Renato Ostorero
sguardo esterno Katjuscia Fantini
organizzazione Chiara Gallazzi
 
produzione Agar, Festival Crisalide, l’arboreto di Mondaino, Città di Ebla
si ringrazia Controluce, Yann Gioria, Francesco Renzi 
 
# 3
Kytos 
cellula
in potere  traduzione dall’antica locuzione di origine germanica “à bandon”, da cui deriva il francese “abandonner”, da cui a sua volta deriva l’italiano “abbandonare”.
 
Divisione/separazione/abbandono/distacco
 
“Ora sono come tutti: unico, inequivocabilmente unico, unico e solo, solo come tutti voi”.
Mauro Covacich - Anomalie
  
La malattia della coppia risolta in malattia del singolo.
 
L’inutilità del singolo escluso dal rapporto con l’esterno.
Campo d’azione ridotto, limitato.
Cellula separata, isolata, sparigliata. Ostaggio di se stessa. Terreno di coltura da solitudine. Riemersione nella sporcizia da solitudine.
Non senso dell’esposizione.
Alienazione ed estraneità per uno spazio conosciuto. Il luogo in cui accade tutto, niente.
Protezione/esposizione. Stallo/moto.
Azione/vuoto.
 
Due mezze gabbie.
Due metà separate presuppongono un’unità.
Due metà gemelle presuppongono un’identità.
Non c’è unità.
Non c’è identità.
Kytos segue una linea che punta verso il nulla, verso la spersonalizzazione per inutilità.
Impossibilità di scambio: la figura è azione o occhi, spettacolo o spettatore.
La sua è una lenta progressione verso lo sguardo, verso l’attesa, una camminata diretta alla rinuncia dell’azione.
La figura conosce il prima, ricorda.
L’unione delle due metà non risolverebbe il suo status.
Irrimediabilmente una, nella metà e nell’intero.
Essere “libero”: sentimento spaventoso ed eccitante al tempo stesso.
Pianto e misura. Riso e disordine.
 
Gli studi e l’indagine sui gemelli, sulla coppia per eccellenza, la coppia eccessiva, mi hanno portato a ragionare sul singolo, sullo sparigliato, su colui che è mezzo, metà per mancanza, per strappo, per colpo d’accetta. La solitudine intesa non come condizione naturale di nascita ma forzata. La solitudine estrema di una metà a cui è stata sottratta l’altra metà. L’unità non concessa.
Nella coppia estrema tutto si risolve al suo interno. Il mondo esterno è un’appendice insignificante, il termine di paragone e di confronto per misurare la forza della coppia. Lo smembramento della coppia procura impotenza, tentativo vano di essere singolo senza conoscerne l’essenza. La vertigine della mancanza annulla la capacità di reazione – movimento in opposizione all’azione.
La non reazione, la chiusura nello spazio privato come forma di resistenza ai codici e all’ordine costituito. Inerzia del corpo. La gabbia assume allora la doppia significanza di luogo di costrizione - chiusura decisa da un fuori - e di protezione - chiusura decisa dall’interno, dalla figura, nel suo essere corpo, cellula.
L’estremo studio e la paura dell’estraneo sono collegati all’angoscia di separazione.
Percezione distorta della realtà. Immobilità forzata dall’alterazione della percezione.
Un NOI diventato IO.
Una scrittura di senso dello stare più che vera e propria drammaturgia.   
 

Odissea dell’immobilità
progetto di creazione a tappe
  
Il viaggio stanziale. La fuga che non trova la via. Moto in luogo, l’energia si genera, si alimenta e sfocia all’interno. Perfetto/imperfetto. Contraddizione dell’ossimoro.
 
Lo spunto per il progetto è il testo “La Trilogia della città di K” di Agota Kristof, ma la mia indagine si è spinta oltre il testo, individuando così alcuni temi di interesse:
gemellarità simbiotica/coppia eccellente/indivisibilità del doppio/equilibrio precario
gemellarità siamese/freaks/occhio spia
divisione/separazione
moltiplicazione/clonazione/omologazione
criptofasia
esercizi di irrobustimento psicologico attraverso il lavoro fisico/ripetizione/perfezione/superamento del limite
 
Le tappe del progetto:
- odissea dell’immobilità # 0 “HaccaH ”; un lavoro dedicato alla prima infanzia in cui, in collaborazione con Paola Chiama, abbiamo indagato intorno a gemellarità simbiotica/coppia eccellente/indivisibilità del doppio/equilibrio precario/separazione necessaria. (debutto: marzo 2004, festival Meli Mome, Reims, Francia)
- odissea dell’immobilità # 1 “Monocore”, lavoro incentrato su gemellarità siamese/freaks/occhio spia/criptofasia. (anteprima: settembre 2004, festival Carte blanche à Perceuse, Lausanne; debutto: ottobre 2004, festival Torinodanza Focus 6 Cantieri Italiani, Torino). Il debutto di “Monocore” è stato preceduto da “Oth – prima di monocore”, presentato in prima nazionale al Festival Crisalide 2004.
- odissea dell’immobilità # 2 “Double-face”, prima fase di studio sullo stallo. Un’installazione vera e propria. La messa in opera di uno stare forzato, di un non fare costretto. La non azione di un doppio ridicolmente insediato in uno spazio di esposizione comune, commerciale. Lo stallo dell’azione. L’occhio che si osserva. Silenzio dell’azione. (maggio 2005, festival Interplay Focus 8, Torino)
- odissea dell’immobilità # 3 “Kytos – in potere” lavoro che si sviluppa intorno a  divisione/separazione/sparigliato (settembre 2005, Festival Crisalide, Forlì)
- odissea dell’immobilità # 4 “ Chrónoshomo ” tappa dedicata a ripetizione/perfezione/superamento del limite. (luglio 2006, Drodesera >Centrale Fies)
- odissea dell’immobilità # 5 “Homós – apologia dell’enantíos” si svilupperà intorno a moltiplicazione/clonazione culturale/omologazione. Una serie di azioni in luoghi pubblici con pubblico inconsapevole (periodo da definirsi).
 
Multimedia:

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Disegno (46 kb)