produzioni
Corpus Hominis
 
ideazione e coreografia Paola Bianchi
con Alessandro Bedosti, Piero Leccese, Matteo Garattoni
musiche originali Fabio Barovero
disegno luci Fabio Sajiz
organizzazione Chiara Gallazzi
relazioni e ufficio stampa Francesca Divano
produzione Agar, Torinodanza, Regione Piemonte
in coproduzione con Drodesera>Centrale Fies
in collaborazione con Città di Ebla
 
Rappresentiamo il tempo della ragione minima e della distruzione massima.
Ulrich Beck
 
Il lavoro parte da una riflessione sul corpo come luogo in cui si inscrivono i rapporti di dominio e di subordinazione. Non rivelerò il potere. Rivelerò la vittima, vittima di se stessa, di quel self care che è la cura ossessiva, quotidiana: il corpo.
 
corpi, soli, spettatori del mondo
corpi senza corpo
WILL YOU HELP ME?
corpi dissociati in organi, materia fisiologica relativamente passiva
corpi medicalizzati
corpi che scompaiono, che si disfanno per vibrazione
PRIMA FUGA
corpi misurati ed esibiti, ordinati e puliti nella bellezza del loro apparire
corpi celebrati
corpi sottoposti al tempo dell’esercitazione, della preparazione, della civilizzazione, dell’educazione, della conversione. corpi addestrati, disciplinati, flessibili, plasmabili.
corpi docili. superfici di scrittura, marchiati dal testo della legge
SECONDA FUGA
corpi puniti, uniformati, corretti, colonizzati, omologati
corpi massificati nella solitudine
corpi in-formati, regolati
morte cerebrale come criterio necessario e sufficiente alla diagnosi di morte dell’individuo
egemonia dell’encefalo
corpi come “cose”, corpi catatonici
corpi plastici, corpi-merce
“tutto potrebbe essere diverso, ma quasi nulla io posso modificare”
LA RESA NECESSARIA
angeli che cadono all’inferno, dannati che scendono agli inferi
vittima/carnefice - i ruoli si confondono
intimità pubblicamente esibita e quindi negata
corpi materiali che rimangono
invalidi della civilizzazione
NULLA
STASI
 
In una società definita somatic society tecnologie epistemologiche, etiche ed estetiche disciplinano, adornano, puniscono, celebrano il corpo.
Ogni società parla di corpi, li plasma, li orienta, li segna, li riduce a ragione.
 
STILI DELLA CARNE
Nell’età moderna, in maniera più o meno sottile, attraverso l’organizzazione sociale (sistema scolastico, ospedaliero, carcerario, militare, industriale) il corpo viene costruito, disciplinato; attraverso micropoteri esercitati a livello del quotidiano vengono plasmati corpi docili (Foucault).
Nell’insieme della vita di gruppo avviene una specie di educazione dei movimenti. Ne risultano corpi disciplinati, corretti e corpi da correggere.
L’essere sorvegliati crea un’autosorveglianza: uno sguardo che sorveglia, uno sguardo che ciascun individuo, sentendolo pesare su di sé, interiorizza al punto di diventare l’osservatore di se stesso, sorveglianza esercitata su di sé e contro di sé.
 
Il nostro corpo è oggetto: cultura e potere in-formano i nostri corpi; il modo in cui noi stessi li percepiamo, ce ne prendiamo cura e li “ripariamo”.
Il frazionamento e la destatalizzazione del potere hanno portato alla privatizzazione del corpo trascinandoci irrimediabilmente nell’incertezza. Il corpo diventa progetto individuale, proprietà privata, ma gli attrezzi per modificare, modellare, correggere, trasformare sono reperibili nel mondo sociale, i modelli sono e devono essere quelli costruiti nell’ambito sociale. Quelli contemporanei non sono più corpi addestrati ma indotti, meno docili forse, ma inequivocabilmente vittime. Corpi colonizzati, industrializzati. Il proprietario del corpo diventa un funzionario incaricato dalle autorità mediche di vigilare e sovrintendere i pezzi del macchinario assegnato alle cure.
Il compito di mantenere in buona salute il corpo, la responsabilità del suo sviluppo e del suo aspetto sono ora direttamente nelle mani del suo possessore. L’attenzione verso il corpo diviene un dovere primario. La medicina diventa un’arma a doppio taglio nelle mani del potere economico e crea dipendenza dalle bio-tecno-scienze.
Il self care diventa una delle risposte culturali alla madre di tutte le angosce: la minaccia della fine. E la morte costituisce lo scandalo del nostro tempo.
La morte non è un concetto universale ma collegato alla società storica di riferimento e agli standard culturali dominanti.
Nel mondo occidentale la morte cerebrale decreta la morte del corpo: della totalità dell’individuo. Riconoscere nella morte cerebrale il criterio necessario e sufficiente per la diagnosi di morte dell’individuo significa fare dell’encefalo l’incarnazione della vita delle persone. I centri cerebrali superiori diventano l’incarnazione della vita delle persone. E i corpi i cui centri cerebrali superiori siano entrati in necrosi, dei cadaveri biologicamente vivi. Corpo/persona.
Passività della carne. “Le vesti cancellano l’indigenza della vita animale, nascondono quegli organi che sono superflui per l’espressione dello spirito e, se non ricoprono la testa, è perché lì è l’espressione spirituale della figura umana.” (Hegel)
Contro questa affermazione ruota il senso del lavoro.
 
Il corpo umano e la vita sono tra i principali campi di esercizio e di intervento dell’azione politica.
Il biopotere funge da arbitro e organo decisionale. Agenzia di biopolitica possono essere lo stato, le istituzioni scientifiche, l’opinione pubblica: i luoghi in cui attraverso il discorso si produce la cosiddetta verità sulla normalità..
   
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